i campi profughi palestinesi in Libano – approfondimento
Pubblicato da arcicagliari su marzo 30, 2010
Esistono dodici campi profughi palestinesi ufficiali sul territorio libanese. I campi sono molto differenti tra loro e tali differenze sono inevitabilmente e strettamente legate alle loro dimensioni, che variano per esempio dai 600 abitanti di Mar Ilias a Beirut ai quasi 46 mila di Ein el-Hilweh a Sidone. A restare invariata invece è l’organizzazione edilizia, con palazzi troppo ravvicinati, che continuano a crescere in altezza per adeguarsi ad una popolazione in continuo aumento e finiscono per impedire ai raggi del sole di raggiungere i piani più bassi. Una delle conseguenze è che i bambini sono privati di spazi fondamentali in cui giocare e muoversi, esemplare il caso del campo di Chatila dove esiste un solo cortile, e delle condizioni ambientali necessarie ad un pieno sviluppo psico-fisico, come testimoniano i numerosi casi di malformazioni ossee e di dermatiti croniche.
La condizione dei profughi palestinesi in Libano li vede privati di fatto di vari diritti fondamentali, tra questi di primaria importanza quello di cittadinanza. Ciò comporta il divieto di possedere qualsiasi tipo di proprietà. Questo elimina di conseguenza la possibilità per i profughi di poter comprare un’abitazione fuori dal campo e sperare dunque di migliorare le proprie condizioni di vita. Si aggiunge inoltre il divieto di restaurare le abitazioni, espandere l’area dei campi o di costruirne dei nuovi, in quanto il governo ritiene che, se ciò si consentisse, si intaccherebbe di fatto il diritto dei profughi al rientro.
La legge libanese stabilisce inoltre una lista di mestieri, che fino al 2005 ne comprendeva 70 e che oggi è scesa a 50, che sono preclusi ai profughi, tra i quali il mestiere del medico, dell’avvocato e dell’ingegnere. Questo sistema fa sì che i ragazzi palestinesi manchino di prospettive ed ambizioni legate al proprio futuro e siano portati ad abbandonare la scuola, per dedicarsi nell’immediato ai lavori ai quali sarebbero comunque destinati. Per coloro che invece decidono di proseguire gli studi, le difficoltà nascono dalla priorità data ai cittadini libanesi all’interno degli istituti, con accesso a numero chiuso, e dalla privatizzazione dell’istruzione secondaria, per risolvere la quale l’UNRWA ha aperto degli istituti appositi per gli studenti che abitano nei campi. Le ong che lavorano con i bambini ed i ragazzi che frequentano le scuole libanesi, hanno riscontrato in loro dei sentimenti di frustrazione e rabbia, che si ripercuotono inevitabilmente nella vita sociale.
Ogni sforzo che UNRWA o ong varie fanno per alleviare le sofferenze dei profughi e tentare di migliorare le loro condizioni di vita, risultano vane nei casi in cui si lavori con la terza categoria di profughi esistenti in Libano, ossia i profughi che, non registrati né all’Ufficio competente delle Nazioni Unite, né all’Ufficio competente delle autorità libanesi, vivono oggi senza documenti e senza che venga riconosciuto loro alcun diritto, compresi il diritto al nome, all’istruzione, alla libertà di movimento o di matrimonio. Fantasmi che sperano di poter solo fare rientro nella propria terra.